Si usa frequentemente il termine populismo/populista, probabilmente però non si conosce fino in fondo il significato di questa parola. Quello più vicino all’uso che comunemente se ne fa, si riferisce al mondo latino americano, dove per populismo si intende la «forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione» (Treccani). Allora, si chiede spesso il cittadino, Grillo è populista? Berlusconi è populista? Forse. O forse no. Populista fu il generale Juan Domingo Perón, che era stato testimone diretto dell’ascesa del fascismo italiano ed ammirava Mussolini tanto da volergli “erigere un monumento in ogni angolo”. E di sicuro il populismo – si legge Decalogo del populismo iberoamericano di Enrique Krauze, che qui di seguito si riporta – non si deve cercare per via ideologica, ma va riconosciuto nel suo funzionamento.
Eccone 10 aspetti specifici:
1- Il populismo esalta il leader carismatico:
Non c’è populismo senza la figura dell’uomo provvidenziale, che risolverà, una volta per tutte, i problemi del popolo. “La consegna al carisma del profeta, del caudillo in guerra o del gran demagogo” ricorda Max Weber “non succede perché lo vuole il costume o la norma legale, ma perché gli uomini credono in lui. E lui stesso, se non è un parvenu meschino, effimero e presuntuoso, “vive per la sua opera”. Però è a lui e alle sue qualità a cui si consegna, il seguito e il partito”;
2 - Il populista non solo usa e abusa della parola; si impadronisce di lei:
La parola è il veicolo specifico del suo carisma. Il populista si sente l’interprete supremo della verità generale e anche l’agenzia di notizie del popolo. Parla con il pubblico costantemente, attizza le sue passioni, “illumina il cammino”, e lo fa senza limitazioni né intermediari. […] da Mussolini (e da Goebbels) Perón apprese l’importanza politica della radio, che lui ed Evita avrebbero utilizzato per ipnotizzare le masse. […];
3 - Il populismo fabbrica la verità:
I populisti portano fino alle ultime conseguenze il proverbio latino “Vox populi vox Dei”. Però siccome Dio non si manifesta tutti i giorni e il popolo non ha una sola voce, il governo “popolare” interpreta la voce del popolo, eleva questa versione al rango di verità ufficiale e sogna di decretare la verità unica. Come è ovvio i populisti detestano la libertà d’espressione. Confondono la critica con l’inimicizia militante, per cui cercano di discreditarla, controllarla e silenziarla. Nell’Argentina peronista, i quotidiani ufficiali e nazionalisti, compreso un organo nazista, contavano su generosi aiuti, ma la stampa libera stava per scomparire. La situazione venezuelana, con la “ley mordaza” che pende come una spada sulla libertà di espressione, ha lo stesso scopo: finirà con schiacciarla;
4 - Il populista usa in modo discrezionale i fondi pubblici:
Non ha pazienza con le sottigliezze dell’economia e delle finanze. […] L’ignoranza o incomprensione dei governi populisti in materia economica si sono trasformati in disastri enormi da cui i paesi tardano decenni a riprendersi;
5 - Il populista distribuisce direttamente la ricchezza:
Il che non è criticabile di per sé (soprattutto in Paesi poveri ci sono argomenti molto seri per distribuire in contanti una parte delle entrate, al margine delle costose burocrazie statali e precedendo gli effetti dell’inflazione), però il populista non distribuisce gratis: focalizza il suo aiuto e incassa obbedienza. […];
6 - Il populismo alimenta l’odio di classe:
”Le rivoluzioni nella democrazia” spiega Aristotele, citando “molti casi”, “sono causate soprattutto dall’intemperanza dei demagoghi”. […] Il populista non cerca con la forza di abolire il mercato: assoggetta i suoi agenti e li manipola a suo favore;
7 - Il populista mobilizza permanentemente i gruppi sociali:
Il populismo si appella, organizza e accende le masse. La piazza pubblica è un teatro in cui appare “Sua Maestà il Popolo” per dimostrare la sua forza ed ascoltare le invettive contro “i cattivi” di dentro e di fuori. “Il popolo”, chiaro, non la somma delle volontà individuali espresse in un voto e rappresentate in un Parlamento; neppure l’incarnazione della “volontà generale” di Rousseau, ma una massa selettiva e vociferante che ha caratterizzato un altro classico (Marx, non Karl, ma Groucho): “Il potere a quelli che urlano potere al popolo”;
8 - Il populismo fustiga sistematicamente “il nemico esterno”:
Immune alla critica e allergico all’autocritica, con il bisogno di capri espiatori per i fallimenti, il regime populista (più nazionalista che patriota) richiede distrarre l’attenzione interna verso un avversario di fuori. […];
9 - Il populismo disprezza l’ordine legale:
C’è nella cultura politica iberoamericana un attaccamento atavico alla “legge naturale” e una sfiducia nella legge fatta dall’uomo;
10 - Il populismo mina, domina e, alla fine, addomestica o cancella le istituzioni della democrazia liberale:
Il populismo odia i limiti del suo potere, li considera aristocratici, oligarchici e contrari alla “volontà popolare”. […] Il populismo ha, in aggiunta, una natura perversamente “moderata” o “provvisoria”: non arriva mai ad essere pienamente dittatoriale e totalitario; per questo alimenta senza smettere l’ingannevole illusione di un futuro migliore, maschera i disastri che provoca e rimanda l’esame obiettivo dei suoi atti, piega la critica, falsifica la verità, addormenta, corrompe e degrada lo spirito pubblico.
Io so i nome dei responsabili, e so i fatti di cui si sono macchiati. Ma non ho le prove. Però la ricostruzione della verità non è poi così difficile. E a chi compete fare questi nomi e raccontare questi fatti? A chi ha il coraggio, non è compromesso col potere e non ha niente da perdere. Perchè, come diceva Sant'Agostino: "la speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio; lo sdegno per le cose come sono, e il coraggio per cambiarle".
domenica 25 novembre 2012
sabato 18 agosto 2012
Come Berlusconi è diventato ricco
Come B. è diventato ricco
(di P. Biondani, A. Sceresini e M.E. Scandaliato)
L'origine dei capitali che hanno permesso a Berlusconi di costruire Milano 2 è poco chiara. Ma un baule di documenti consegnato alla procura di Firenze da un ex Dc, già consulente di Dell'Utri, potrebbe fare nuova luce. 'Ha ottenuto i soldi grazie alla P2 e ad Andreotti. Ed erano maleodoranti' (16 agosto 2012)
Un baule di documenti ingialliti dal tempo, conservati da un'eminenza grigia della Dc milanese, Ezio Cartotto. Atti che potrebbero fare luce sui misteriosi canali che permisero a Silvio Berlusconi di finanziare la costruzione di Milano 2 e cominciare la sua scalata al potere. E che ora sono stati consegnati ai magistrati di Firenze. Al centro di tutto c'è Cartotto, 69 anni compiuti da poco, un pensionato della politica che vanta una memoria di ferro. Negli anni Novanta è stato il consulente arruolato da Marcello Dell'Utri per creare Forza Italia, ma ora si scopre che i rapporti tra loro sono molto più antichi. Nel 1972 Cartotto, allora responsabile enti locali della Dc milanese e fedelissimo di Giovanni Marcora, aiuta Berlusconi a superare gli ostacoli posti dalle nuove legge urbanistiche. «Con la nascita delle Regioni, in Lombardia cambiavano tutte le regole edilizie. Berlusconi venne a trovarmi perché temeva il fallimento: l'Edilnord rischiava di non poter più costruire. Il problema fu risolto dai tre direttori del Pim: oltre al nostro della Dc, gli presentai l'architetto Silvano Larini per il Psi, mentre per il Pci c'era Epifanio Li Calzi». Due nomi destinati a entrare nella storia di Tangentopoli. Da allora e fino alla nascita di Forza Italia, Cartotto stringe un rapporto sempre più stretto con il costruttore emergente. Raccoglie sfoghi e confidenze. Ed è proprio incrociando le fonti più riservate con le indiscrezioni carpite al Cavaliere, che Cartotto sostiene di aver capito come fu finanziata la sua ascesa: «Ha ottenuto i primi capitali grazie alla P2 e ad Andreotti. Ed erano capitali maleodoranti». Già nel '96 aveva raccontato ai magistrati le rivelazioni che gli avrebbe fatto Filippo Alberto Rapisarda: presunti pacchi di soldi «spediti da Palermo negli anni '70 e divisi con Dell'Utri» proprio da quel chiacchierato finanziere siciliano, destinato nel '94 a ospitare il primo club di Forza Italia a Milano. Parole rimaste senza riscontri e cadute nel vuoto. Ora Cartotto sostiene di avere documenti inediti. E propone un racconto che parte dalla Banca Rasini, dove lavorava il padre di Berlusconi, passa per la loggia di Licio Gelli e arriva all'allora vertice del Monte dei Paschi di Siena, facendo tappa tra la Svizzera e un istituto di credito italo-israeliano. «La banca fondata dai nobili Rasini fu acquistata nei primi anni '70, tra lo stupore generale, da un certo Giuseppe Azzaretto, un affarista di Misilmeri, periferia di Palermo. Un commercialista milanese di altissimo livello, G. R., amico di Marcora e molto addentro alla Rasini, mi disse subito che quell'istituto mono-sportello era "la chiave per il passaggio di capitali maleodoranti"». E spiega: «Ufficialmente la Rasini era di Azzaretto padre e di suo figlio Dario, ma in realtà era controllata da Andreotti. Era la sua banca personale. C'è un riscontro che nessuno sa: Andreotti andava in vacanza tutti gli anni nella villa degli Azzaretto in Costa Azzurra. Di questo ho la certezza. Per verificare le mie fonti, ho fatto in modo che Sergio, l'altro figlio di Azzaretto, incontrasse a Roma il nipote di Andreotti, Luca Danese. Si sono visti davanti a me. Baci e abbracci. Si dicevano: "Ti ricordi quando giocavamo insieme...". Detto questo, basta ragionare: la Cassazione, con la sentenza di prescrizione, ha stabilito che fino al 1980 Andreotti è stato il referente politico dei più ricchi boss di Cosa nostra. E a quel punto chi ha comprato, o si è intestato, la Rasini? Nino Rovelli, l'industriale legatissimo ad Andreotti, ma anche all'avvocato
Cesare Previti. Come vedete, tutto torna». Tra ricordi, confidenze, deduzioni e convinzioni personali, Cartotto parla anche di carte segrete che proverebbero fatti certi. E qui spunta il baule di documenti che,
non a caso, gli sono stati richiesti dai magistrati di Firenze. «Riguardano un aumento di capitale per Milano 2, che avevo seguito personalmente. Era il 1973. Allora Berlusconi figurava come dipendente dell'Edilnord, che era una società di persone controllata da finanziarie svizzere intestate a una domestica o a un fiduciario».
E lei per tutti questi anni ha tenuto i documenti in un baule? «Sì, in una soffitta». E perché? «Per poter dimostrare che Berlusconi ha raccontato bugie fin dall'inizio». E conclude ricostruendo la rottura recentissima dei suoi rapporti con il Cavaliere: «Al processo di Palermo avevo l'obbligo di dire la verità, quindi rivelai ai giudici che Dell'Utri, negli anni '70, mi aveva chiesto voti per Vito Ciancimino. Dell'Utri si arrabbiò e si lamentò con Berlusconi. E io feci l'errore di rispondere al Cavaliere che solo Dell'Utri poteva affidare Forza Italia a Milano a uno come Rapisarda».
espresso.repubblica.it/dettaglio/come-b-e-diventato-ricco/2189050//1
(di P. Biondani, A. Sceresini e M.E. Scandaliato)
L'origine dei capitali che hanno permesso a Berlusconi di costruire Milano 2 è poco chiara. Ma un baule di documenti consegnato alla procura di Firenze da un ex Dc, già consulente di Dell'Utri, potrebbe fare nuova luce. 'Ha ottenuto i soldi grazie alla P2 e ad Andreotti. Ed erano maleodoranti' (16 agosto 2012)
Un baule di documenti ingialliti dal tempo, conservati da un'eminenza grigia della Dc milanese, Ezio Cartotto. Atti che potrebbero fare luce sui misteriosi canali che permisero a Silvio Berlusconi di finanziare la costruzione di Milano 2 e cominciare la sua scalata al potere. E che ora sono stati consegnati ai magistrati di Firenze. Al centro di tutto c'è Cartotto, 69 anni compiuti da poco, un pensionato della politica che vanta una memoria di ferro. Negli anni Novanta è stato il consulente arruolato da Marcello Dell'Utri per creare Forza Italia, ma ora si scopre che i rapporti tra loro sono molto più antichi. Nel 1972 Cartotto, allora responsabile enti locali della Dc milanese e fedelissimo di Giovanni Marcora, aiuta Berlusconi a superare gli ostacoli posti dalle nuove legge urbanistiche. «Con la nascita delle Regioni, in Lombardia cambiavano tutte le regole edilizie. Berlusconi venne a trovarmi perché temeva il fallimento: l'Edilnord rischiava di non poter più costruire. Il problema fu risolto dai tre direttori del Pim: oltre al nostro della Dc, gli presentai l'architetto Silvano Larini per il Psi, mentre per il Pci c'era Epifanio Li Calzi». Due nomi destinati a entrare nella storia di Tangentopoli. Da allora e fino alla nascita di Forza Italia, Cartotto stringe un rapporto sempre più stretto con il costruttore emergente. Raccoglie sfoghi e confidenze. Ed è proprio incrociando le fonti più riservate con le indiscrezioni carpite al Cavaliere, che Cartotto sostiene di aver capito come fu finanziata la sua ascesa: «Ha ottenuto i primi capitali grazie alla P2 e ad Andreotti. Ed erano capitali maleodoranti». Già nel '96 aveva raccontato ai magistrati le rivelazioni che gli avrebbe fatto Filippo Alberto Rapisarda: presunti pacchi di soldi «spediti da Palermo negli anni '70 e divisi con Dell'Utri» proprio da quel chiacchierato finanziere siciliano, destinato nel '94 a ospitare il primo club di Forza Italia a Milano. Parole rimaste senza riscontri e cadute nel vuoto. Ora Cartotto sostiene di avere documenti inediti. E propone un racconto che parte dalla Banca Rasini, dove lavorava il padre di Berlusconi, passa per la loggia di Licio Gelli e arriva all'allora vertice del Monte dei Paschi di Siena, facendo tappa tra la Svizzera e un istituto di credito italo-israeliano. «La banca fondata dai nobili Rasini fu acquistata nei primi anni '70, tra lo stupore generale, da un certo Giuseppe Azzaretto, un affarista di Misilmeri, periferia di Palermo. Un commercialista milanese di altissimo livello, G. R., amico di Marcora e molto addentro alla Rasini, mi disse subito che quell'istituto mono-sportello era "la chiave per il passaggio di capitali maleodoranti"». E spiega: «Ufficialmente la Rasini era di Azzaretto padre e di suo figlio Dario, ma in realtà era controllata da Andreotti. Era la sua banca personale. C'è un riscontro che nessuno sa: Andreotti andava in vacanza tutti gli anni nella villa degli Azzaretto in Costa Azzurra. Di questo ho la certezza. Per verificare le mie fonti, ho fatto in modo che Sergio, l'altro figlio di Azzaretto, incontrasse a Roma il nipote di Andreotti, Luca Danese. Si sono visti davanti a me. Baci e abbracci. Si dicevano: "Ti ricordi quando giocavamo insieme...". Detto questo, basta ragionare: la Cassazione, con la sentenza di prescrizione, ha stabilito che fino al 1980 Andreotti è stato il referente politico dei più ricchi boss di Cosa nostra. E a quel punto chi ha comprato, o si è intestato, la Rasini? Nino Rovelli, l'industriale legatissimo ad Andreotti, ma anche all'avvocato
Cesare Previti. Come vedete, tutto torna». Tra ricordi, confidenze, deduzioni e convinzioni personali, Cartotto parla anche di carte segrete che proverebbero fatti certi. E qui spunta il baule di documenti che,
non a caso, gli sono stati richiesti dai magistrati di Firenze. «Riguardano un aumento di capitale per Milano 2, che avevo seguito personalmente. Era il 1973. Allora Berlusconi figurava come dipendente dell'Edilnord, che era una società di persone controllata da finanziarie svizzere intestate a una domestica o a un fiduciario».
E lei per tutti questi anni ha tenuto i documenti in un baule? «Sì, in una soffitta». E perché? «Per poter dimostrare che Berlusconi ha raccontato bugie fin dall'inizio». E conclude ricostruendo la rottura recentissima dei suoi rapporti con il Cavaliere: «Al processo di Palermo avevo l'obbligo di dire la verità, quindi rivelai ai giudici che Dell'Utri, negli anni '70, mi aveva chiesto voti per Vito Ciancimino. Dell'Utri si arrabbiò e si lamentò con Berlusconi. E io feci l'errore di rispondere al Cavaliere che solo Dell'Utri poteva affidare Forza Italia a Milano a uno come Rapisarda».
espresso.repubblica.it/dettaglio/come-b-e-diventato-ricco/2189050//1
domenica 20 maggio 2012
Sinistri, stop ai risarcimenti per il “colpo di frusta” se manca l’accertamento “strumentale”.
RISARCIMENTO DEL DANNO
Sinistri, stop ai risarcimenti per il “colpo di frusta” se manca l’accertamento “strumentale”.
Monta la rabbia degli Avvocati che parlano di “interpretazioni inammissibili” da parte di alcune assicurazioni della nuova normativa sull'accertamento del danno biologico che per le "lesioni di lieve entità" subordina il risarcimento ad un "accertamento clinico strumentale obiettivo". La modifica legislativa, intervenuta a seguito dell’approvazione dell'articolo 32 della legge 27/2012 che ai commi 3 ter e 3 quater, infatti, dispone in materia di danno alla persona integrando l’articolo 139 del Codice delle Assicurazioni.
L’intervento di Filippo Martini fa il punto sulle novità Sinistri dello stop ai risarcimenti per il “colpo di frusta” se manca l’accertamento “strumentale”.
Con l’evidente intento di intervenire ai fini della contrazione dei costi dei sinistri con lievi danni alla persona, il Parlamento ha approvato due emendamenti che incideranno in modo radicale sul sistema di risarcimento del danno alla persona. Sono stati, infatti, inseriti nell’articolo 32 del Dl 1/2012 i seguenti due commi (3-ter e quater): «3-ter. Al comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente». 3-quater. Il danno alla persona per lesioni di lieve entità di cui all’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione». La lettura delle innovazioni - Si tratta quindi di due inserimenti normativi in contesti diversi. Il comma 1 va a integrare il testo dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni, mentre il secondo costituisce disposizione autonoma contenuta nel corpo del Dl 1/2012 come convertito dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012. Le due disposizioni, già collocate in contesti disciplinari separati, dunque, appaiono nemmeno ben coordinate fra loro e poco chiare, se lette di concerto, alla luce di una apparente contraddizione terminologica. Il comma 3-ter, infatti, espressamente vieta il risarcimento del danno biologico permanente quando la lesione di lieve entità «non sia suscettibile di accertamento clinico strumentale obiettivo». È evidente l’intento di vincolare il risarcimento del danno biologico permanente previsto dalla tabella ministeriale emanata in ossequio all’articolo 139 del codice delle assicurazioni, alle sole ipotesi in cui la lesione sia stata riscontrata in referti di diagnostica per immagini, negando valenza alla prassi di semplificazione della valutazione legata esclusivamente al riscontro delle sintomatologie soggettive. Le semplici dichiarazioni della vittima di sinistro stradale che lamenti sintomi dolorosi non riscontrabili obiettivamente in una patologia clinica non porteranno alla liquidazione del danno biologico tabellare di legge. Le difficoltà interpretative - Su questo punto, non crediamo che la legge possa essere disattesa e diversamente interpretata. Semmai diviene difficile comprendere il raccordo tra il nuovo comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni e il comma 3-quater dell’articolo 32 del Dl 1/2012 come convertito dalla legge 27/2012 che, diversamente dal comma precedente, dispone che il “danno alla persona” da microlesione è risarcito solo «a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza di una lesione». Nella prima disposizione, dunque, il danno biologico è risarcito solo in presenza di un accertamento clinico strumentale obiettivo, mentre nella seconda il medico legale (figura non contemplata dal precedente comma) può valutare strumentalmente ma anche“visivamente” la sussistenza della lesione. Onde evitare che una norma apparentemente contraddittoria, che va a incidere su un corpo normativo già complesso, possa costituire causa di conflitti da risolvere poi nella sede contenziosa, occorre cercare una soluzione interpretativa che sia il più possibile conforme alla ratio legis. Valgano, dunque, queste nostre preliminari valutazioni. I due commi appaiono essere in contraddizione terminologica. Da una parte, infatti, si condiziona la risarcibilità del danno biologico all’accertamento strumentale obiettivo, mentre, dall’altra, si condiziona il ristoro del danno alla persona a un riscontro medico legale visivo o strumentale. L’unico modo per leggere di concerto le due norme, avendo a parametro la ratio legis alla quale la normativa palesemente si ispira, è, a nostro giudizio, quello di ritenere che il comma 3-ter - integrando il comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni, faccia riferimento esclusivamente alla liquidazione del danno biologico tabellato, da ultimo
dal Dm 17 giugno 2011, per la cui liquidazione dunque diverrà preclusiva l’assenza di una obiettività certificata da referti diagnostici. Il comma 3-quater, invece, attiene alla liquidazione del «danno non patrimoniale», secondo l’accezione normativa e giurisprudenziale più ampia e comprensiva anche di voci - come il danno biologico da temporanea - non limitate dal testo del comma precedente nelle modalità di accertamento. Così stando le cose, a nostro giudizio, per le lesioni di lieve entità conseguenti a sinistri stradali (tra le quali rientra in gran numero la statistica del cosiddetto “colpo di frusta”), in assenza di accertamenti obiettivi strumentali presentati al medico legale demandato all’accertamento del danno, non potrà essere risarcito il valore tabellare (e anche il suo accrescimento massimo del 20% legato alle condizioni soggettive della vittima ex comma 3 dell’articolo 139 stesso), ma solo, se accertata almeno visivamente, l’inabilità temporanea. Questo sembra essere, in effetti, anche l’orientamento interpretativo proposto dall’Isvap nella comunicazione resa alle imprese di assicurazione e al mercato del 19 aprile 2012 (si veda per il testo della lettera pagina 19) ove l’autorità interviene rilevando l’esigenza di fornire al mercato un chiarimento circa l’apparente discrasia tra le due norme che presentano un campo di applicazione comune, ma sembrano contenere profili contraddittori. Premesso che - come è secondo il nostro orientamento - le norme dovranno ritenersi entrate in vigore il 25 marzo 2012 e cogenti per tutti i sinistri non ancora liquidati e valutati a quella data, l’Isvap precisa, sul piano del possibile conflitto interpretativo tra i due commi che: «la lettura combinata e sistematica delle due disposizioni porta a ritenere che soltanto il danno biologico permanente - cioè i postumi invalidanti conseguenti alla lesione - per poter dar luogo a risarcimento debba essere stato valutato dal medico legale attraverso un accertamento clinico strumentale obiettivo. Il danno biologico temporaneo, cioè i giorni di inabilità temporanea assoluta o relativa conseguenti all’evento lesivo, potrà invece essere accertato dal medico legale sia visivamente che strumentalmente». Tale orientamento, conclude l’Ente pubblico, sarebbe ancor più avvalorato dalla considerazione che «un evento lesivo può dar luogo a un danno biologico temporaneo, ma non necessariamente a un danno biologico permanente (articolo 139: «per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico- relazionali della vita del danneggiato...»). Infatti, mentre il comma 3-ter esclude il risarcimento del danno biologico “permanente” nel caso in cui le lesioni non siano suscettibili di «accertamento clinico strumentale obiettivo», il comma 3-quater ammette il risarcimento (senza specificare se a titolo di danno biologico permanente o temporaneo) qualora vi sia un riscontro medico. (l'intero dossier su Guida al Diritto 20/2012).
Guida al Diritto - Il Sole 24 Ore
www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/responsabilita/primiPiani/2012/05/sinistri-stop-ai-risarcimenti-per-il-colpo-di-frusta-senza-laccertamento-strumentale.html
Sinistri, stop ai risarcimenti per il “colpo di frusta” se manca l’accertamento “strumentale”.
Monta la rabbia degli Avvocati che parlano di “interpretazioni inammissibili” da parte di alcune assicurazioni della nuova normativa sull'accertamento del danno biologico che per le "lesioni di lieve entità" subordina il risarcimento ad un "accertamento clinico strumentale obiettivo". La modifica legislativa, intervenuta a seguito dell’approvazione dell'articolo 32 della legge 27/2012 che ai commi 3 ter e 3 quater, infatti, dispone in materia di danno alla persona integrando l’articolo 139 del Codice delle Assicurazioni.
L’intervento di Filippo Martini fa il punto sulle novità Sinistri dello stop ai risarcimenti per il “colpo di frusta” se manca l’accertamento “strumentale”.
Con l’evidente intento di intervenire ai fini della contrazione dei costi dei sinistri con lievi danni alla persona, il Parlamento ha approvato due emendamenti che incideranno in modo radicale sul sistema di risarcimento del danno alla persona. Sono stati, infatti, inseriti nell’articolo 32 del Dl 1/2012 i seguenti due commi (3-ter e quater): «3-ter. Al comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente». 3-quater. Il danno alla persona per lesioni di lieve entità di cui all’articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione». La lettura delle innovazioni - Si tratta quindi di due inserimenti normativi in contesti diversi. Il comma 1 va a integrare il testo dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni, mentre il secondo costituisce disposizione autonoma contenuta nel corpo del Dl 1/2012 come convertito dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012. Le due disposizioni, già collocate in contesti disciplinari separati, dunque, appaiono nemmeno ben coordinate fra loro e poco chiare, se lette di concerto, alla luce di una apparente contraddizione terminologica. Il comma 3-ter, infatti, espressamente vieta il risarcimento del danno biologico permanente quando la lesione di lieve entità «non sia suscettibile di accertamento clinico strumentale obiettivo». È evidente l’intento di vincolare il risarcimento del danno biologico permanente previsto dalla tabella ministeriale emanata in ossequio all’articolo 139 del codice delle assicurazioni, alle sole ipotesi in cui la lesione sia stata riscontrata in referti di diagnostica per immagini, negando valenza alla prassi di semplificazione della valutazione legata esclusivamente al riscontro delle sintomatologie soggettive. Le semplici dichiarazioni della vittima di sinistro stradale che lamenti sintomi dolorosi non riscontrabili obiettivamente in una patologia clinica non porteranno alla liquidazione del danno biologico tabellare di legge. Le difficoltà interpretative - Su questo punto, non crediamo che la legge possa essere disattesa e diversamente interpretata. Semmai diviene difficile comprendere il raccordo tra il nuovo comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni e il comma 3-quater dell’articolo 32 del Dl 1/2012 come convertito dalla legge 27/2012 che, diversamente dal comma precedente, dispone che il “danno alla persona” da microlesione è risarcito solo «a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza di una lesione». Nella prima disposizione, dunque, il danno biologico è risarcito solo in presenza di un accertamento clinico strumentale obiettivo, mentre nella seconda il medico legale (figura non contemplata dal precedente comma) può valutare strumentalmente ma anche“visivamente” la sussistenza della lesione. Onde evitare che una norma apparentemente contraddittoria, che va a incidere su un corpo normativo già complesso, possa costituire causa di conflitti da risolvere poi nella sede contenziosa, occorre cercare una soluzione interpretativa che sia il più possibile conforme alla ratio legis. Valgano, dunque, queste nostre preliminari valutazioni. I due commi appaiono essere in contraddizione terminologica. Da una parte, infatti, si condiziona la risarcibilità del danno biologico all’accertamento strumentale obiettivo, mentre, dall’altra, si condiziona il ristoro del danno alla persona a un riscontro medico legale visivo o strumentale. L’unico modo per leggere di concerto le due norme, avendo a parametro la ratio legis alla quale la normativa palesemente si ispira, è, a nostro giudizio, quello di ritenere che il comma 3-ter - integrando il comma 2 dell’articolo 139 del codice delle assicurazioni, faccia riferimento esclusivamente alla liquidazione del danno biologico tabellato, da ultimo
dal Dm 17 giugno 2011, per la cui liquidazione dunque diverrà preclusiva l’assenza di una obiettività certificata da referti diagnostici. Il comma 3-quater, invece, attiene alla liquidazione del «danno non patrimoniale», secondo l’accezione normativa e giurisprudenziale più ampia e comprensiva anche di voci - come il danno biologico da temporanea - non limitate dal testo del comma precedente nelle modalità di accertamento. Così stando le cose, a nostro giudizio, per le lesioni di lieve entità conseguenti a sinistri stradali (tra le quali rientra in gran numero la statistica del cosiddetto “colpo di frusta”), in assenza di accertamenti obiettivi strumentali presentati al medico legale demandato all’accertamento del danno, non potrà essere risarcito il valore tabellare (e anche il suo accrescimento massimo del 20% legato alle condizioni soggettive della vittima ex comma 3 dell’articolo 139 stesso), ma solo, se accertata almeno visivamente, l’inabilità temporanea. Questo sembra essere, in effetti, anche l’orientamento interpretativo proposto dall’Isvap nella comunicazione resa alle imprese di assicurazione e al mercato del 19 aprile 2012 (si veda per il testo della lettera pagina 19) ove l’autorità interviene rilevando l’esigenza di fornire al mercato un chiarimento circa l’apparente discrasia tra le due norme che presentano un campo di applicazione comune, ma sembrano contenere profili contraddittori. Premesso che - come è secondo il nostro orientamento - le norme dovranno ritenersi entrate in vigore il 25 marzo 2012 e cogenti per tutti i sinistri non ancora liquidati e valutati a quella data, l’Isvap precisa, sul piano del possibile conflitto interpretativo tra i due commi che: «la lettura combinata e sistematica delle due disposizioni porta a ritenere che soltanto il danno biologico permanente - cioè i postumi invalidanti conseguenti alla lesione - per poter dar luogo a risarcimento debba essere stato valutato dal medico legale attraverso un accertamento clinico strumentale obiettivo. Il danno biologico temporaneo, cioè i giorni di inabilità temporanea assoluta o relativa conseguenti all’evento lesivo, potrà invece essere accertato dal medico legale sia visivamente che strumentalmente». Tale orientamento, conclude l’Ente pubblico, sarebbe ancor più avvalorato dalla considerazione che «un evento lesivo può dar luogo a un danno biologico temporaneo, ma non necessariamente a un danno biologico permanente (articolo 139: «per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico- relazionali della vita del danneggiato...»). Infatti, mentre il comma 3-ter esclude il risarcimento del danno biologico “permanente” nel caso in cui le lesioni non siano suscettibili di «accertamento clinico strumentale obiettivo», il comma 3-quater ammette il risarcimento (senza specificare se a titolo di danno biologico permanente o temporaneo) qualora vi sia un riscontro medico. (l'intero dossier su Guida al Diritto 20/2012).
Guida al Diritto - Il Sole 24 Ore
www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/responsabilita/primiPiani/2012/05/sinistri-stop-ai-risarcimenti-per-il-colpo-di-frusta-senza-laccertamento-strumentale.html
venerdì 23 marzo 2012
Lavoro e disabilità: Allianz Italia premiata per i progetti Diversity
Allianz Italia ha sviluppato un vero e proprio network a sostegno dei disabili e di quella che nel mondo del lavoro viene comunemente indicata come diversità. La compagnia guidata dall’amministratore delegato George Sartorel è stata premiata dalla Fondazione Adecco per le Pari Opportunità “per aver sviluppato iniziative virtuose di integrazione al lavoro e per i risultati conseguiti nelle politiche di inserimento dei disabili in azienda”. Il riconoscimento viene assegnato per “la sensibilità e il contributo che Allianz ha offerto nella realizzazione di percorsi di integrazione al lavoro di persone svantaggiate, in particolare di persone con disabilità, adottando azioni concrete in tema di ausili e di abbattimento delle barriere architettoniche”.
Il riconoscimento è stato consegnato ieri sera a Roma nell’ambito del Convegno sullo svantaggio nel mercato del lavoro nella sede della Sala delle Colonne di Palazzo Marino alla Camera dei Deputati, con l’autorevole intervento dei Ministri del Lavoro degli ultimi quindici anni, da Tiziano Treu a Cesare Damiano. Ha ritirato il premio Letizia Barbi, responsabile sviluppo e gestione risorse umane di Allianz Italia. Nel suo intervento, Letizia Barbi ha spiegato come nell’ambito del progetto Diversity@Allianz – che comprende varie iniziative per contrastare ogni forma di discriminazione (di razza, sesso, orientamento sessuale, età) – numerose sono state le attività sviluppate a sostegno dei disabili. Specifiche politiche di assunzione e giornate di orientamento per l’inserimento di persone con handicap in azienda: le sedi di lavoro di Allianz Italia non hanno vincoli di accesso perché sono state abbattute le barriere architettoniche che possono impedire a persone svantaggiate l’accesso al posto di lavoro. Inoltre, i disabili vengono inseriti alla pari degli altri dipendenti, seguendo gli stessi percorsi di carriera. “Una persona su tre è disabile o vicina a qualcuno che lo è – ha ricordato Barbi –. Questo significa che le disabilità coinvolgono, direttamente o indirettamente, il 33% della popolazione mondiale. Un dato che è destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione e i trend demografici in atto. Allianz è da sempre impegnata nel promuovere il concetto di eguali opportunità e si fa promotore di diverse iniziative a sostegno delle persone con disabilità o altri soggetti svantaggiati. In Italia, tra i dipendenti del gruppo vi sono circa 200 persone disabili con percorsi professionali alla pari e che lavorano in diverse aree dell’azienda (polizze vita, sottoscrizione di rischi, sinistri, informatica, uffici legali, call center, eccetera). Il network sviluppato da Allianz Italia a sostegno dei disabili vede l’apporto di associazioni no profit, fondazioni e università. Nel 2011 si sono svolti specifici incontri dedicati al tema delle disabilità. Nell’incontro svoltosi a Milano hanno partecipato esponenti della Fondazione Adecco e Alessio Tavecchio, un giovane imprenditore disabile che, dopo un incidente automobilistico, ha fondato una propria Fondazione onlus che presiede alla progettazione, costruzione e gestione dell' Open Village di Monza, un centro polifunzionale integrato per la riabilitazione, la formazione e lo sport per persone con disabilità, ma aperto a tutti. A Trieste, partner dell’iniziativa organizzata da Allianz è stata l’Università degli Studi con il professor Paolo Alessi, delegato alla Disabilità e presidente del centro Unesco giuliano.
Il riconoscimento è stato consegnato ieri sera a Roma nell’ambito del Convegno sullo svantaggio nel mercato del lavoro nella sede della Sala delle Colonne di Palazzo Marino alla Camera dei Deputati, con l’autorevole intervento dei Ministri del Lavoro degli ultimi quindici anni, da Tiziano Treu a Cesare Damiano. Ha ritirato il premio Letizia Barbi, responsabile sviluppo e gestione risorse umane di Allianz Italia. Nel suo intervento, Letizia Barbi ha spiegato come nell’ambito del progetto Diversity@Allianz – che comprende varie iniziative per contrastare ogni forma di discriminazione (di razza, sesso, orientamento sessuale, età) – numerose sono state le attività sviluppate a sostegno dei disabili. Specifiche politiche di assunzione e giornate di orientamento per l’inserimento di persone con handicap in azienda: le sedi di lavoro di Allianz Italia non hanno vincoli di accesso perché sono state abbattute le barriere architettoniche che possono impedire a persone svantaggiate l’accesso al posto di lavoro. Inoltre, i disabili vengono inseriti alla pari degli altri dipendenti, seguendo gli stessi percorsi di carriera. “Una persona su tre è disabile o vicina a qualcuno che lo è – ha ricordato Barbi –. Questo significa che le disabilità coinvolgono, direttamente o indirettamente, il 33% della popolazione mondiale. Un dato che è destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione e i trend demografici in atto. Allianz è da sempre impegnata nel promuovere il concetto di eguali opportunità e si fa promotore di diverse iniziative a sostegno delle persone con disabilità o altri soggetti svantaggiati. In Italia, tra i dipendenti del gruppo vi sono circa 200 persone disabili con percorsi professionali alla pari e che lavorano in diverse aree dell’azienda (polizze vita, sottoscrizione di rischi, sinistri, informatica, uffici legali, call center, eccetera). Il network sviluppato da Allianz Italia a sostegno dei disabili vede l’apporto di associazioni no profit, fondazioni e università. Nel 2011 si sono svolti specifici incontri dedicati al tema delle disabilità. Nell’incontro svoltosi a Milano hanno partecipato esponenti della Fondazione Adecco e Alessio Tavecchio, un giovane imprenditore disabile che, dopo un incidente automobilistico, ha fondato una propria Fondazione onlus che presiede alla progettazione, costruzione e gestione dell' Open Village di Monza, un centro polifunzionale integrato per la riabilitazione, la formazione e lo sport per persone con disabilità, ma aperto a tutti. A Trieste, partner dell’iniziativa organizzata da Allianz è stata l’Università degli Studi con il professor Paolo Alessi, delegato alla Disabilità e presidente del centro Unesco giuliano.
Mediazione obbligatoria: ora anche in caso di incidente
Lite con l'assicurazione?
Prima del giudice si passa dall' arbitro.
Come funziona
Prima funzionava così:
facevi un incidente, chiedevi di essere risarcito alla tua compagnia e se la somma non ti sembrava congrua al danno subito ti rivolgevi al giudice. Al Giudice di Pace per danni (materiali e fisici) non superiori ai 20.000 euro, oppure al Tribunale per somme superiori. Da oggi non è più così, perché dal 20 marzo 2012 è scattato l'obbligo della mediazione anche per le controversie che riguardano gli incidenti stradali. Il primo passo che deve fare un cittadino che vuole aprire un contenzioso con una compagnia assicurativa è dunque quello di rivolgersi obbligatoriamente ad un organismo di mediazione, che assisterà le parti a trovare un accordo amichevole e/o formulerà loro una proposta per chiudere la questione. Solo dopo e se questo tentativo non va in porto, ci si potrà rivolgere alla giustizia ordinaria. Ma come funziona esattamente la mediazione
civile?
IL MEDIATORE E L'ORGANISMO DI MEDIAZIONE
Le controversie di talune materie – ad oggi vi rientrano anche liti condominiali, successioni ereditarie, responsabilità medica, locazioni, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, etc. – prima di approdare in tribunale devono obbligatoriamente passare per un organismo di conciliazione riconosciuto dal Ministero della Giustizia. E' un ente privato o pubblico (rientrano nel secondo caso ad esempio le Camere di Commercio) al quale va presentata una domanda che contiene chi sono le parti, l’oggetto della pretesa e le ragioni per le quali si chiede giustizia. La scelta dell'organismo è libera (ad oggi sono circa 800, l'elenco a questo link). Una volta accolta la domanda, la controversia viene affidata ad un mediatore, un "arbitro" imparziale che lavora per uno o più organismi di mediazione, a cui sono richiesti pochi requisiti per esercitare tale attività: avere frequentato un corso di formazione ed essere iscritto ad uno fra alcuni ordini professionali stabiliti dal Ministero della Giustizia. Il mediatore non è e non può essere né un giudice né un avvocato.
COME SI SVOLGE LA MEDIAZIONE
Quale è l'obiettivo della mediazione? Mettere d'accordo le parti. Come? Semplicemente invitandole a incontrarsi entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, una o più volte, insieme o separatamente, al fine di trovare spontaneamente un punto d'incontro. Oppure, se questo non si trova e le parti sono tutte d'accordo, al mediatore viene chiesto di redigere una proposta di conciliazione, che comunque non è vincolante. Le strade che può prendere la procedura a questo punto sono due: se i litiganti finalmente si mettono d'accordo, si redige un verbale di che viene "omologato" dal giudice e che corrisponde ad una sua decisione, quindi deve essere rispettata; se i litiganti non si mettono d'accordo la controversia passa al Tribunale, ma con una conseguenza importante: se la sentenza corrisponde alla proposta, le spese del processo saranno a carico della parte che l'ha rifiutata. Si passa al giudice anche nel caso la controparte chiamata in causa non si sia presentata alla convocazione del mediatore. La procedura di mediazione può durare al massimo 4 mesi.
QUANTO COSTA?
Ricorrere alla mediazione obbligatoria, che abbia torto o ragione, per l'automobilista avrà un costo definito "indennità di mediazione". Le parti innanzitutto devono anticipare le spese di avvio del procedimento, pari a 40 euro e pagare le spese di mediazione, che per gli organismi di mediazione pubblici sono stabilite da una tabella del Ministero. Questa prevede un esborso via via crescente per ciascuna parte che va da 65 euro per le controversie di valore fino a 1.000 euro, a 130 euro da 1.001 a 5.000 euro e arriva progressivamente fino a 9.200 euro per un valore superiore a 5 milioni di euro. Nel caso però vengano presentate più domande, ad esempio da entrambe le parti in causa, la mediazione si svolgerà davanti all’organismo presso cui è stata presentata e comunicata alla controparte la prima domanda. La mediazione è invece totalmente gratuita per coloro che hanno diritto al gratuito patrocinio.
Di seguito la tabella relativa al rapporto Valore della lite - Spesa per ciascuna parte:
Fino a € 1.000: € 65;
da €1.001 a € 5.000: €130;
da € 5.001 a € 10.000: € 240;
da € 10.001 a € 25.000: € 360;
da € 25.001 a € 50.000: € 600;
da € 50.001 a € 250.000: € 1.000;
da € 250.001 a € 500.000: € 2.000;
da € 500.001 a € 2.500.000: € 3.800;
da € 2.500.001 a € 5.000.000: € 5.200;
oltre € 5.000.000: € 9.200.
Autore: Daniele Pizzo
Data: 20 marzo 2012
www.omniauto.it/magazine/19178/mediazione-civile-conciliazione-obbligatoria-incidente-stradale-rc-auto-procedura
Prima del giudice si passa dall' arbitro.
Come funziona
Prima funzionava così:
facevi un incidente, chiedevi di essere risarcito alla tua compagnia e se la somma non ti sembrava congrua al danno subito ti rivolgevi al giudice. Al Giudice di Pace per danni (materiali e fisici) non superiori ai 20.000 euro, oppure al Tribunale per somme superiori. Da oggi non è più così, perché dal 20 marzo 2012 è scattato l'obbligo della mediazione anche per le controversie che riguardano gli incidenti stradali. Il primo passo che deve fare un cittadino che vuole aprire un contenzioso con una compagnia assicurativa è dunque quello di rivolgersi obbligatoriamente ad un organismo di mediazione, che assisterà le parti a trovare un accordo amichevole e/o formulerà loro una proposta per chiudere la questione. Solo dopo e se questo tentativo non va in porto, ci si potrà rivolgere alla giustizia ordinaria. Ma come funziona esattamente la mediazione
civile?
IL MEDIATORE E L'ORGANISMO DI MEDIAZIONE
Le controversie di talune materie – ad oggi vi rientrano anche liti condominiali, successioni ereditarie, responsabilità medica, locazioni, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, etc. – prima di approdare in tribunale devono obbligatoriamente passare per un organismo di conciliazione riconosciuto dal Ministero della Giustizia. E' un ente privato o pubblico (rientrano nel secondo caso ad esempio le Camere di Commercio) al quale va presentata una domanda che contiene chi sono le parti, l’oggetto della pretesa e le ragioni per le quali si chiede giustizia. La scelta dell'organismo è libera (ad oggi sono circa 800, l'elenco a questo link). Una volta accolta la domanda, la controversia viene affidata ad un mediatore, un "arbitro" imparziale che lavora per uno o più organismi di mediazione, a cui sono richiesti pochi requisiti per esercitare tale attività: avere frequentato un corso di formazione ed essere iscritto ad uno fra alcuni ordini professionali stabiliti dal Ministero della Giustizia. Il mediatore non è e non può essere né un giudice né un avvocato.
COME SI SVOLGE LA MEDIAZIONE
Quale è l'obiettivo della mediazione? Mettere d'accordo le parti. Come? Semplicemente invitandole a incontrarsi entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, una o più volte, insieme o separatamente, al fine di trovare spontaneamente un punto d'incontro. Oppure, se questo non si trova e le parti sono tutte d'accordo, al mediatore viene chiesto di redigere una proposta di conciliazione, che comunque non è vincolante. Le strade che può prendere la procedura a questo punto sono due: se i litiganti finalmente si mettono d'accordo, si redige un verbale di che viene "omologato" dal giudice e che corrisponde ad una sua decisione, quindi deve essere rispettata; se i litiganti non si mettono d'accordo la controversia passa al Tribunale, ma con una conseguenza importante: se la sentenza corrisponde alla proposta, le spese del processo saranno a carico della parte che l'ha rifiutata. Si passa al giudice anche nel caso la controparte chiamata in causa non si sia presentata alla convocazione del mediatore. La procedura di mediazione può durare al massimo 4 mesi.
QUANTO COSTA?
Ricorrere alla mediazione obbligatoria, che abbia torto o ragione, per l'automobilista avrà un costo definito "indennità di mediazione". Le parti innanzitutto devono anticipare le spese di avvio del procedimento, pari a 40 euro e pagare le spese di mediazione, che per gli organismi di mediazione pubblici sono stabilite da una tabella del Ministero. Questa prevede un esborso via via crescente per ciascuna parte che va da 65 euro per le controversie di valore fino a 1.000 euro, a 130 euro da 1.001 a 5.000 euro e arriva progressivamente fino a 9.200 euro per un valore superiore a 5 milioni di euro. Nel caso però vengano presentate più domande, ad esempio da entrambe le parti in causa, la mediazione si svolgerà davanti all’organismo presso cui è stata presentata e comunicata alla controparte la prima domanda. La mediazione è invece totalmente gratuita per coloro che hanno diritto al gratuito patrocinio.
Di seguito la tabella relativa al rapporto Valore della lite - Spesa per ciascuna parte:
Fino a € 1.000: € 65;
da €1.001 a € 5.000: €130;
da € 5.001 a € 10.000: € 240;
da € 10.001 a € 25.000: € 360;
da € 25.001 a € 50.000: € 600;
da € 50.001 a € 250.000: € 1.000;
da € 250.001 a € 500.000: € 2.000;
da € 500.001 a € 2.500.000: € 3.800;
da € 2.500.001 a € 5.000.000: € 5.200;
oltre € 5.000.000: € 9.200.
Autore: Daniele Pizzo
Data: 20 marzo 2012
www.omniauto.it/magazine/19178/mediazione-civile-conciliazione-obbligatoria-incidente-stradale-rc-auto-procedura
mercoledì 7 marzo 2012
Coraggio, studenti del Duemila, bisogna stare dalla parte giusta, non da quella sbagliata.
Eugenio Scalfari sconvolto dai "giovani che odiano la velocità"
Una strana gioventù che odia la velocità
di EUGENIO SCALFARI
Ieri è stato il sabato dei No-Tav in Valle e fuori Valle, a Roma e a Milano, a Mantova, ad Imperia, a Pisa, ad Alessandria, a Pesaro, ad Avellino e in molti altri luoghi urbani e universitari. Gli studenti sono infatti molto impegnati e la Tav - cioè l'Alta Velocità - è diventata l'obiettivo su cui puntare i fucili della polemica, la sfida alla politica e al governo, alle banche e al capitale, all'Europa dei tecnocrati e ai "media" servi dei padroni. Però i cortei di ieri erano colorati e anche festosi. Qua e là qualche incidente e qualche occupazione stradale ma per fortuna nulla di grave. Resta pur sempre il problema di come sbloccare la situazione nella Valle. L'idea d'una moratoria (Di Pietro) è bizzarra: i lavori sono in ritardo di sei anni e tutte le indagini geologiche, economiche, ambientali, impiantistiche che dovevano esser fatte sono state fatte; le modifiche al tracciato per venire incontro ad alcune richieste dei sindaci e delle popolazioni che rappresentano, sono state effettuate. L'idea avanzata da Adriano Sofri d'una consultazione para- referendaria solleverebbe una quantità di questioni molto più spinose di quelle che in teoria dovrebbe risolvere.
Anzitutto: chi dovrebbe votare in quella consultazione? I residenti nella Valle o anche le popolazioni servite dalla linea ferroviaria direttamente e indirettamente? E quali sono quelle popolazioni? Torino? Alessandria? Genova? Modena? Il Nordest? O addirittura tutta l'Italia se si sta discutendo d'un interesse generale che confligge con alcuni interessi particolari? Per questo c'è un Parlamento e un governo. Il referendum non è previsto né prevedibile, specie quando c'è di mezzo una direttiva europea ed un accordo internazionale tra Italia e Francia.
Infine, una consultazione para-referendiaria creerebbe un precedente che sarebbe certamente invocato per ogni opera pubblica. Capisco le buone intenzioni di Sofri, ma in questo modo si sfascerebbe definitivamente l'amministrazione di un Paese che è già molto sfasciata. Mi stupisce in particolare la posizione degli studenti, ostile all'Alta Velocità. I treni stanno accrescendo le loro "performance" in tutto il mondo. Sono palesemente in gara con i trasporti aerei. Le linee "dorsali" consentono la costruzione di nuove reti che sviluppino i trasporti locali e "pendolari". Cinquant'anni fa un meccanismo analogo e un'analoga rete furono creati per i trasporti su gomma.
Ricordo che la sinistra italiana pose il problema dell'altissimo livello di inquinamento creato dal trasporto su gomma. Il problema fu discusso fin dagli inizi degli anni Cinquanta dello scorso secolo; lo sostenevano uomini come Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, La Malfa, Natoli, ma furono sconfitti: l'alleanza tra l'Eni e la Fiat puntava sul trasporto su gomma e fu quella la scelta. Ma oggi la tecnologia consente di riproporre il treno e gli ecologisti dovrebbero essere in festa ai cortei favorevoli all'Alta Velocità. E i giovani insieme a loro. Perché sono contrari? Ho letto che tra i più contrari ci sono gli studenti dell'Università della Calabria. Sono di origini calabresi e conosco bene quei territori. Le amministrazioni locali non avevano mai raggiunto un livello di degrado organizzativo e morale come adesso. I giovani dell'Università della Calabria ne avrebbero di problemi da affrontare. Invece si mobilitano contro l'Alta Velocità. Ma che senso ha?
Lo "sfasciume pendulo" calabrese segnalato da Giustino Fortunato 150 anni fa continua a far precipitare le montagne fangose nei torrenti e nel mare sottostante. Cristo si era fermato a Eboli, ma nel frattempo la 'Ndrangheta ha fatto man bassa su tutti i territori di quelle zone. Si teme che le organizzazioni mafiose si aggiudichino le commesse per la costruzione delle reti Tav. Questo sì, è un problema assai grave che va affrontato; non per impedire le opere ma per farle con tutti i crismi di legalità. Se il movimento e i sindaci della Valle si mobilitassero per
garantire questi obiettivi; se gli studenti, i giovani, i lavoratori, lottassero per consimili risultati in tutto il Paese: questa sì, sarebbe una battaglia che potrebbe rappresentare un salto in avanti di tutta la società italiana e l'inno per quei cortei è già bello e pronto: "When the Saints / go marching in / I want to be in that number". Coraggio, studenti del Duemila. I vostri padri e i vostri nonni avrebbero voluto qualche cosa di simile, ma rimasero a mezza strada e le loro speranze furono riassorbite dagli interessi delle "lobby".
Oggi si può tentare una spallata a quegli interessi, ma bisogna stare dalla parte giusta, non da quella sbagliata.
Una strana gioventù che odia la velocità
di EUGENIO SCALFARI
Ieri è stato il sabato dei No-Tav in Valle e fuori Valle, a Roma e a Milano, a Mantova, ad Imperia, a Pisa, ad Alessandria, a Pesaro, ad Avellino e in molti altri luoghi urbani e universitari. Gli studenti sono infatti molto impegnati e la Tav - cioè l'Alta Velocità - è diventata l'obiettivo su cui puntare i fucili della polemica, la sfida alla politica e al governo, alle banche e al capitale, all'Europa dei tecnocrati e ai "media" servi dei padroni. Però i cortei di ieri erano colorati e anche festosi. Qua e là qualche incidente e qualche occupazione stradale ma per fortuna nulla di grave. Resta pur sempre il problema di come sbloccare la situazione nella Valle. L'idea d'una moratoria (Di Pietro) è bizzarra: i lavori sono in ritardo di sei anni e tutte le indagini geologiche, economiche, ambientali, impiantistiche che dovevano esser fatte sono state fatte; le modifiche al tracciato per venire incontro ad alcune richieste dei sindaci e delle popolazioni che rappresentano, sono state effettuate. L'idea avanzata da Adriano Sofri d'una consultazione para- referendaria solleverebbe una quantità di questioni molto più spinose di quelle che in teoria dovrebbe risolvere.
Anzitutto: chi dovrebbe votare in quella consultazione? I residenti nella Valle o anche le popolazioni servite dalla linea ferroviaria direttamente e indirettamente? E quali sono quelle popolazioni? Torino? Alessandria? Genova? Modena? Il Nordest? O addirittura tutta l'Italia se si sta discutendo d'un interesse generale che confligge con alcuni interessi particolari? Per questo c'è un Parlamento e un governo. Il referendum non è previsto né prevedibile, specie quando c'è di mezzo una direttiva europea ed un accordo internazionale tra Italia e Francia.
Infine, una consultazione para-referendiaria creerebbe un precedente che sarebbe certamente invocato per ogni opera pubblica. Capisco le buone intenzioni di Sofri, ma in questo modo si sfascerebbe definitivamente l'amministrazione di un Paese che è già molto sfasciata. Mi stupisce in particolare la posizione degli studenti, ostile all'Alta Velocità. I treni stanno accrescendo le loro "performance" in tutto il mondo. Sono palesemente in gara con i trasporti aerei. Le linee "dorsali" consentono la costruzione di nuove reti che sviluppino i trasporti locali e "pendolari". Cinquant'anni fa un meccanismo analogo e un'analoga rete furono creati per i trasporti su gomma.
Ricordo che la sinistra italiana pose il problema dell'altissimo livello di inquinamento creato dal trasporto su gomma. Il problema fu discusso fin dagli inizi degli anni Cinquanta dello scorso secolo; lo sostenevano uomini come Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, La Malfa, Natoli, ma furono sconfitti: l'alleanza tra l'Eni e la Fiat puntava sul trasporto su gomma e fu quella la scelta. Ma oggi la tecnologia consente di riproporre il treno e gli ecologisti dovrebbero essere in festa ai cortei favorevoli all'Alta Velocità. E i giovani insieme a loro. Perché sono contrari? Ho letto che tra i più contrari ci sono gli studenti dell'Università della Calabria. Sono di origini calabresi e conosco bene quei territori. Le amministrazioni locali non avevano mai raggiunto un livello di degrado organizzativo e morale come adesso. I giovani dell'Università della Calabria ne avrebbero di problemi da affrontare. Invece si mobilitano contro l'Alta Velocità. Ma che senso ha?
Lo "sfasciume pendulo" calabrese segnalato da Giustino Fortunato 150 anni fa continua a far precipitare le montagne fangose nei torrenti e nel mare sottostante. Cristo si era fermato a Eboli, ma nel frattempo la 'Ndrangheta ha fatto man bassa su tutti i territori di quelle zone. Si teme che le organizzazioni mafiose si aggiudichino le commesse per la costruzione delle reti Tav. Questo sì, è un problema assai grave che va affrontato; non per impedire le opere ma per farle con tutti i crismi di legalità. Se il movimento e i sindaci della Valle si mobilitassero per
garantire questi obiettivi; se gli studenti, i giovani, i lavoratori, lottassero per consimili risultati in tutto il Paese: questa sì, sarebbe una battaglia che potrebbe rappresentare un salto in avanti di tutta la società italiana e l'inno per quei cortei è già bello e pronto: "When the Saints / go marching in / I want to be in that number". Coraggio, studenti del Duemila. I vostri padri e i vostri nonni avrebbero voluto qualche cosa di simile, ma rimasero a mezza strada e le loro speranze furono riassorbite dagli interessi delle "lobby".
Oggi si può tentare una spallata a quegli interessi, ma bisogna stare dalla parte giusta, non da quella sbagliata.
sabato 3 marzo 2012
Altre 10 domande a quel geniaccio di Berlusconi
(in memoria di Giuseppe D'Avanzo morto il 30-07-2011)
Leggi i 2 articoli linkati qui sotto e capisci come quel furbacchione di Berlusconi vorrebbe continuare a prenderci per il culo.
Il PDL cade in picchiata nei sondaggi e lui propone una larga intesa PDL-PD-Terzo Polo.
Adesso, anche facendogli credere che NON abbiamo capito il suo diabolico piano e illudendoLO che siamo tutti coglioni, mi verrebbe da fargli alcune domande alla Travaglio (o meglio alla D'Avanzo- buonanima):
1 - mio caro genio, con questo suo progetto di larga intesa, c'é qualcuno che alle elezioni verrebbe sconfitto o vincerebbero tutti?
2 - se non perde nessuno e vincono tutti, che cazzo le facciamo a fare le elezioni, mio caro geniaccio? Lei lo sa quanto costa una consultazione elettorale, o non gliel'hanno detto? E chi farebbe l'opposizione? Lei sa qual é la funzione della opposizione in una democrazia parlamentare? Sí, come la nostra!!!
3 - quale potrebbe essere il programma elettorale di una simile coalizione, se giá in un partito solo si litiga tutti i giorni? E, per favore, ci dica, chi sará il Premier fra tutti, non mi dica che sará ancora lei?
4 - perché adesso si vorrebbe alleare con quelli con cui litigava fino a ieri? Abbiamo capito bene, o quelli con cui vorrebbe allearsi sono forse quelli del PD che voleva mandarla in galera, delle Toghe Rosse, del Popolo Viola, dei Giustizialisti alla Di Pietro che vi piaceva offendere sul piano della grammatica perché non avevate argomenti per controbattere alle sue veritá?
5 - Negli anni l'hanno abbandonata, nell'ordine, Bossi, Buttiglione, Casini, Fini, Pisanu, di nuovo Bossi. L'hanno combattuta Confindustria, Sindacati, Opposizione di Sinistra, Opposizione di Centro, Opposizione di Destra. Quando il suo Governo é caduto (il 12 novembre 2011) é stato il giorno di festeggiamenti nazionali piú grandi dopo la liberazione dal nazi-fascismo in quel famoso 25 aprile 1945. Non crede di aver rovinato il nostro Paese, fatto delle figure di merda micidiali nel mondo, e di dover avere un po' di pudore e di ritirarsi a vita privata e non rompere piú le scatole agli italiani???
6 - lei sa che gli italiani sono a conoscenza che nel 2006, ci fu da parte sua e del suo governo uscente il tentativo di truccare le elezioni come in un colpo di Stato, facendo esercitare pressioni sui Prefetti di tutta Italia appena nominati (vicino alla sua area politica) da parte dell'allora ministro dell'Interno Scajola (sí, proprio quello che anni dopo avrebbe ricevuto in regalo una casa a sua insaputa)?
7 - secondo lei, la gente potrebbe piú votarla dopo che il mondo ha visto le foto con le corna, le offese fasciste a Schultz al parlamento europeo (con Fini che non sapeva dove nascondersi), gli ordini alle forze dell'ordine di picchiare la gente a Genova nel 2001 (quelle stesse forze dell'ordine che dopo qualche anno si sono stancate anche loro di lei e hanno scioperato fin sotto casa sua ad Arcore, presi in giro perché usati per fare da scorta a quattro puttanelle per le sue "cene eleganti"), dopo gli scandali con le minorenni Noemy e Ruby e con la escort barese Patrizia D'Addario, e con tutte le Olgettine fotografate con lei in Sardegna e trasportate sui voli di Stato con i soldi degli italiani?
8 - ci vuole dire che dovremmo sorbirci un'altra volta il contratto con gli italiani firmato da Vespa e la promessa dell'abolizione dell'ICI la settimana prima delle elezioni che poi ha ridotto sul lastrico i Comuni?
9 - lei é una persona che vive fuori dal tempo, o pensa davvero che gli italiani si bevono tutto quello che dice?
10 - in una parola, Cavaliere dei miei stivali, ma lei pensa che io sia un coglione???
espresso.repubblica.it/dettaglio/il-pdl-e-al-21-per-cento/2175704/24 - www.lettera43.it/politica/42003/cav-al-governo-con-pd-e-terzo-polo-possibile.htm
Leggi i 2 articoli linkati qui sotto e capisci come quel furbacchione di Berlusconi vorrebbe continuare a prenderci per il culo.
Il PDL cade in picchiata nei sondaggi e lui propone una larga intesa PDL-PD-Terzo Polo.
Adesso, anche facendogli credere che NON abbiamo capito il suo diabolico piano e illudendoLO che siamo tutti coglioni, mi verrebbe da fargli alcune domande alla Travaglio (o meglio alla D'Avanzo- buonanima):
1 - mio caro genio, con questo suo progetto di larga intesa, c'é qualcuno che alle elezioni verrebbe sconfitto o vincerebbero tutti?
2 - se non perde nessuno e vincono tutti, che cazzo le facciamo a fare le elezioni, mio caro geniaccio? Lei lo sa quanto costa una consultazione elettorale, o non gliel'hanno detto? E chi farebbe l'opposizione? Lei sa qual é la funzione della opposizione in una democrazia parlamentare? Sí, come la nostra!!!
3 - quale potrebbe essere il programma elettorale di una simile coalizione, se giá in un partito solo si litiga tutti i giorni? E, per favore, ci dica, chi sará il Premier fra tutti, non mi dica che sará ancora lei?
4 - perché adesso si vorrebbe alleare con quelli con cui litigava fino a ieri? Abbiamo capito bene, o quelli con cui vorrebbe allearsi sono forse quelli del PD che voleva mandarla in galera, delle Toghe Rosse, del Popolo Viola, dei Giustizialisti alla Di Pietro che vi piaceva offendere sul piano della grammatica perché non avevate argomenti per controbattere alle sue veritá?
5 - Negli anni l'hanno abbandonata, nell'ordine, Bossi, Buttiglione, Casini, Fini, Pisanu, di nuovo Bossi. L'hanno combattuta Confindustria, Sindacati, Opposizione di Sinistra, Opposizione di Centro, Opposizione di Destra. Quando il suo Governo é caduto (il 12 novembre 2011) é stato il giorno di festeggiamenti nazionali piú grandi dopo la liberazione dal nazi-fascismo in quel famoso 25 aprile 1945. Non crede di aver rovinato il nostro Paese, fatto delle figure di merda micidiali nel mondo, e di dover avere un po' di pudore e di ritirarsi a vita privata e non rompere piú le scatole agli italiani???
6 - lei sa che gli italiani sono a conoscenza che nel 2006, ci fu da parte sua e del suo governo uscente il tentativo di truccare le elezioni come in un colpo di Stato, facendo esercitare pressioni sui Prefetti di tutta Italia appena nominati (vicino alla sua area politica) da parte dell'allora ministro dell'Interno Scajola (sí, proprio quello che anni dopo avrebbe ricevuto in regalo una casa a sua insaputa)?
7 - secondo lei, la gente potrebbe piú votarla dopo che il mondo ha visto le foto con le corna, le offese fasciste a Schultz al parlamento europeo (con Fini che non sapeva dove nascondersi), gli ordini alle forze dell'ordine di picchiare la gente a Genova nel 2001 (quelle stesse forze dell'ordine che dopo qualche anno si sono stancate anche loro di lei e hanno scioperato fin sotto casa sua ad Arcore, presi in giro perché usati per fare da scorta a quattro puttanelle per le sue "cene eleganti"), dopo gli scandali con le minorenni Noemy e Ruby e con la escort barese Patrizia D'Addario, e con tutte le Olgettine fotografate con lei in Sardegna e trasportate sui voli di Stato con i soldi degli italiani?
8 - ci vuole dire che dovremmo sorbirci un'altra volta il contratto con gli italiani firmato da Vespa e la promessa dell'abolizione dell'ICI la settimana prima delle elezioni che poi ha ridotto sul lastrico i Comuni?
9 - lei é una persona che vive fuori dal tempo, o pensa davvero che gli italiani si bevono tutto quello che dice?
10 - in una parola, Cavaliere dei miei stivali, ma lei pensa che io sia un coglione???
espresso.repubblica.it/dettaglio/il-pdl-e-al-21-per-cento/2175704/24 - www.lettera43.it/politica/42003/cav-al-governo-con-pd-e-terzo-polo-possibile.htm
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