sabato 17 dicembre 2011

I berlusconiani:

è la gente che per 17 anni si è definita liberale. Sono sempre stato convinto che al Sultano Incipriato e alla sua corte servisse una maschera "moderata" e "liberale" per coprire il loro vero carattere: reazionario, bigotto, xenofobo, razzista, omofobo, clericale, anarcoide.

Cosa rischiano i complici di incidenti fasulli?

In una recente sentenza del 2011, per il giudice i clienti-complici erano consapevoli di commettere una truffa o comunque quello che il codice penale qualifica come «fraudolento danneggiamento dei beni assicurati» (puniti con pene dai sei mesi ai quattro anni di reclusione), ma non come una associazione a delinquere. Probabilmente avevano sentore che esistesse una struttura della quale avvalersi per ottenere il guadagno facile, anche se in modo confuso, ma senza aderire a un programma criminoso esteso. Insomma: si prestavano pensando di fare qualche «impiccetto» in cambio di risarcimenti indebiti.

giovedì 15 dicembre 2011

Questo signore é piú bianco di me!!!

Questo signore é piú bianco di me!!! Lo adoro. Tutta la mia stima



http://www.youtube.com/watch?v=6W7fFgzgl2k&sns=em

Polizza di indennizzo per inabilità temporanea

Polizza di indennizzo per inabilità temporanea

Per chi rischia di subire un infortunio e quindi restare senza lavoro causa malattia, esistono della particolari polizze che, a seconda dei casi, possono anche fornire una diaria giornaliera che non lascerà completamente a secco di denaro.

I danni causati da un infortunio o da una malattia possono determinare una inabilità temporanea, cioè uno stato di momentanea incapacità fisica a svolgere le attività quotidiane. Per affrontare queste conseguenze spiacevoli, una persona può trovare un valido strumento di tutela nelle assicurazioni contro gli infortuni e le malattie.
L’inabilità temporanea crea dei disagi economici soprattutto ai lavoratori, in quanto si traduce in una impossibilità, limitata nel tempo, a svolgere qualsiasi tipo di lavoro. Rispetto all’invalidità permanente si caratterizza per derivare da un danno fisico privo di conseguenze gravi, che non si protrae per un tempo eccessivo.

La forma di indennizzo prevista dalle coperture assicurative per gli infortuni e le malattie è nella maggior parte dei casi la diaria, ovvero una somma di denaro per ogni giornata in cui il lavoratore non ha potuto esercitare la propria attività.
Un elemento costante in questa tipologia di assicurazioni è rappresentato dalla franchigia: nelle polizze infortuni e malattia solitamente corrisponde ai primi giorni (in numero variabile da compagnia a compagnia) conseguenti all’evento che ha causato il danno fisico o all’accertamento della malattia. Questo periodo iniziale di inabilità non è oggetto di risarcimento, per cui nella somma percepita dall’assicurato non vengono conteggiati i giorni indicati dalla polizza come franchigia. Un infortunio dal quale derivi un’inabilità temporanea per un periodo di tempo che non supera i giorni di franchigia, non produrrà di conseguenza nessuna diaria.
Un fattore previsto in alcuni contratti, che contribuisce a determinare il costo di un’assicurazione infortuni e malattia, è il massimale. In questo caso a differenza della Rca, il massimale indica il totale dei giorni risarcibili. Se oltrepassato questo limite l’assicurato non sarà guarito, non potrà più beneficiare della diaria.

Le garanzie per l’inabilità temporanea possono avvantaggiare i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che non hanno alcuna forma di tutela durante i periodi di incapacità lavorativa a causa di infortunio o malattia, a differenza dei lavoratori dipendenti per i quali la retribuzione non viene meno quando non sono in grado di svolgere le proprie mansioni.

mercoledì 14 dicembre 2011

Fermiamo la giostra impazzita!!!

La nostra generazione non potrá vivere felice, ma possiamo fare in modo che tutto questo stato di cose cambi, non abbiamo niente da perdere!!! Quando un soldato sa che ormai é sconfitto lotta con piú disperazione e piú coraggio, e puó sconfiggere anche un nemico imbattibile. Lo fa perché, pur consapevole che la sua vita é perduta, sacrificandosi salverá gli altri dopo di lui, i suoi figli e i suoi nipoti.

Guardatevi il video di Gordon Gekko e ditemi che non ho ragione!!!


http://www.youtube.com/watch?v=Th5JqUfZoJ8

I furbi non durano a lungo !!!

Evasione Fiscale: controlli anche tramite assicurazioni auto.
Archiviato in News, R.C. Auto


L’evasione fiscale è un reato che in Italia ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Il governo tecnico di Mario Monti, come noto, sta tentando per il 2012 di attingere il più possibile a questo serbatoio di denaro nascosto, in modo da gravare il meno possibile sulle tasche dei cittadini (comunque già considerevolmente saccheggiate!). Sembra che tra i nuovi modi di scovare gli evasori vi sarà il controllo dell’assicurazione RC Auto. In che modo però sapere il tipo di premio assicurativo che viene pagato da una persona può essere indice che egli o un suo parente sia colpevole di frodare il fisco?


Controlli incrociati contro l’evasione fiscale

L’assicurazione RC Auto presa di per sè, ovviamente, non significa praticamente niente ai fini di provare un’eventuale evasione fiscale. Molto differente è il discorso di un controllo incrociato da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza: poniamo infatti che si vada a visionare le polizze di una persona che ha intestati una Ferrari e una grossa berlina, e che successivamente, incrociando i dati, si veda che questo personaggio dichiari di guadagnare 800 euro al mese, o sia un pensionato con una rendita bassa … il sospetto di trovarsi di fronte a un caso di frode al fisco a quel punto sembrerebbe talmente evidente da meritare un approfondimento mediante accertamenti giudiziari.

Problema privacy sul controllo dell’evasione fiscale
Sebbene in caso di controlli riguardanti i reati di evasione fiscale non dovrebbe esistere alcun discorso di violazione della privacy, questo genere di controlli incrociati sulle assicurazioni RC Auto potrebbe scontrarsi con il diritto alla privacy delle persone (che tale verifica la subirebbero prima del sospetto e non dopo). Posto che chi sa di pagare le tasse regolarmente non ha niente da temere, è giusto anche che esista un dibattito continuo sul fatto che la sfera privata di una persona venga adeguatamente tutelata.

lunedì 12 dicembre 2011

Lodo Mondadori: la storia vera di Marco Travaglio

Lodo Mondadori: la storia vera

di Marco Travaglio

É piuttosto complicato spacciare la sentenza Mondadori per un caso politico. Perché tutti i fatti alla base del risarcimento di 560 milioni inflitto alla Fininvest dalla Corte d'appello di Milano risalgono a oltre vent'anni fa. Dunque ben prima che il Cavaliere
entrasse in politica: tra il 1988 e il 1991. Tutto comincia nel 1988, quando Silvio Berlusconi, piccolo azionista del gruppo editoriale, ne tenta la scalata. Carlo De Benedetti, che con la Cir controlla il pacchetto di maggioranza, resiste all'assalto e si accorda con gli eredi Mondadori- Formenton per acquistare il loro pacchetto azionario entro il 30 gennaio 1991. Poi
però questi cambiano cavallo e nel novembre 1989 si alleano col Cavaliere. Il quale, il 25 gennaio 1990, diventa presidente del gruppo, assommando alle sue tre tv e al "Giornale" di Montanelli anche "Repubblica", "Panorama", "L'Espresso", "Epoca" e una dozzina di giornali locali Finegil, oltre al ramo libri. Sia l'Ingegnere
sia il Cavaliere rivendicano il controllo del gruppo: così la "guerra di Segrate" viene affidata a un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, dai Formenton e dalla
Cassazione. Questi, il 20 giugno 1990, depositano il lodo che dà ragione alla Cir: la Mondadori è dell'Ingegnere e il Cavaliere deve lasciare la presidenza ai manager debenedettiani.
Ma Berlusconi e i Formenton non si danno per vinti e impugnano il lodo davanti alla Corte d'appello civile di Roma, noto feudo di Cesare Previti. La causa finisce alla I sezione civile, presieduta da Arnaldo Valente (che, secondo Stefania Ariosto, frequentava casa Previti). E, come giudice relatore ed estensore
della sentenza, viene designato Vittorio Metta, anche lui intimo di Previti. La camera di consiglio si chiude il 14 gennaio 1991: mancano due settimane allo
scadere del patto Berlusconi-Formenton. Dieci giorni dopo, il 24, la sentenza Metta viene resa pubblica: il Lodo è annullato, la Mondadori torna per sempre a Berlusconi. Ma è un segreto di Pulcinella: già un mese prima Bruno Pazzi, presidente andreottiano della Consob, l'aveva anticipata al legale dell'Ingegnere,
Vittorio Ripa di Meana. Lo testimonierà De Benedetti al processo di Milano: "Correva voce che la sentenza era stata scritta a macchina nello studio dell'avvocato Acampora ed era costata 10 miliardi... Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Previti, come persona vicina a Berlusconi e notoriamente molto introdotta negli uffici giudiziari romani". A quel punto, però, interviene la politica. Preoccupato dallo strapotere mediatico di Berlusconi, dunque di Craxi, Giulio Andreotti impone ai duellanti una transazione
dinanzi al suo fedelissimo Giuseppe Ciarrapico. Risultato: per chiudere la partita, il Cavaliere deve restituire "Repubblica", "l'Espresso" e i giornali Finegil alla Cir, mentre "Panorama", "Epoca" e il resto di Mondadori rimangono Fininvest. Fin qui la storia pubblica della guerra di Segrate. Ma c'è anche un "dietro le quinte", scoperto dalla Procura di Milano durante le indagini bancarie nate dalle rivelazioni
della Ariosto. Un mese dopo la sentenza che annulla il lodo, si mette in moto un fiume di denaro dai conti svizzeri della Fininvest a quelli di Previti e di altri due
avvocati occulti del gruppo: Attilio Pacifico e Giovanni Acampora. Il 14 febbraio 1991 All Iberian (società offshore del comparto occulto della Fininvest) bonifica 2.732.868 dollari (3 miliardi di lire) sul conto svizzero "Mercier" di Previti. Di qui, il 26 febbraio, metà della somma (1 miliardo e mezzo) viene bonificata al conto
"Careliza Trade" di Acampora. Il quale, il 1 ottobre, rigira 425 milioni a Previti, che li dirotta in due tranche (11 e 16 ottobre) sul conto "Pavoncella" di Pacifico. Questi, il 15 e 17 ottobre, preleva 400 milioni in contanti e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l'accusa, è il giudice Metta. Il quale, nei mesi successivi, spende altrettanti contanti per acquistare e ristrutturare un appartamento per la figlia Sabrina e comprare una Bmw nuova. Poi lascia la magistratura, diventa avvocato e, insieme a Sabrina, va a lavorare allo studio Previti.
Dopo varie sentenze altalenanti, nel 2007 la Cassazione condannerà Metta, Previti, Pacifico e Acampora per corruzione giudiziaria (Berlusconi invece s'è salvato grazie alla prescrizione, abbreviata dalla generosa concessione delle attenuanti
generiche). Al processo di Milano, infatti, gli imputati raccontano un sacco di bugie, nel disperato tentativo di giustificare quell'enorme e tortuoso giro di denaro. Previti parla di "normali parcelle", ma in quel periodo non risulta aver svolto incarichi professionali che le spieghino. Metta estrae dal cilindro una fantomatica eredità, ma anche nel suo caso i conti e le date non tornano. L'ex giudice aggiunge di aver conosciuto Previti solo nel '94, ma la Procura scopre dai tabulati che i due si telefonavano già nel 1992-93. La goccia che fa traboccare il vaso è l'incredibile tempistica della sentenza incriminata: dai registri della Corte
d'appello di Roma si scopre che Metta depositò la motivazione dell'anti-lodo (168 pagine) il 15 gennaio 1991: appena un giorno dopo la camera di consiglio. Lui che, per sentenze molto più brevi, era noto per impiegare due-tre mesi di tempo. E' chiaro che il verdetto è stato scritto prima, e anche altrove: nella sentenza definitiva si legge che fu "dattiloscritto presso terzi estranei sconosciuti" e al di "fuori degli ambienti istituzionali", tant'è che al processo ne sono emerse "copie diverse dall'originale". I giudici, oltre alle pene detentive per i condannati, stabiliscono anche il diritto della Cir a essere risarcita dalla Fininvest in sede civile per il "lucro cessante" e il "danno emergente" dello scippo Mondadori. Anche perché la Cassazione, pur prendendo atto della prescrizione per Berlusconi, sostiene che è "ragionevole" e "logico" che il
mandante della tangente a Metta fosse lui: "La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell'interesse e su incarico del corruttore". Cioè l'attuale presidente del Consiglio, che aveva "la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio". Del resto "l'episodio delittuoso si svolse all'interno della "guerra di Segrate", combattuta per il controllo di noti ed influenti mezzi di informazione". Il solito utilizzatore finale.